Heir to Raphael and a precursor of Picasso, a Realist and Mannerist at the same time, always poised between beautiful forms and the non-shape, the great French neoclassical painter fascinates audiences for his expressive exasperation paired with his particular talent in representing reality.

Jean Auguste Dominique Ingres and his artistic life at the time of Napoleon: the event is held in Palazzo Reale from March 12th to June 23rd, thanks to the collaboration between the City of Milan and the Montauban Museum, and includes 150 works that revisit the Napoleonic era between 1700 and 1800.  With regard to this French painter, this exhibit highlights the influence that the Italian masters have had on him: Raphael in the first place, but also the role he played in interpreting the figure of Napoleon. The exhibition aims to illustrate that singular historical moment that was the Napoleonic age that overturned secular political structures and also saw significant changes in the artistic world. In this context, we see the input given by the emperor to the arts, certainly aimed at the propaganda of his image but which in any case influenced the artistic dialogue of the time. The viewpoint of the Napoleonic era is that of Milan. At the beginning of the 19th century, the city saw an extraordinary fervour of renewal that involved urban planning and the visual arts, thanks to rapid economic growth. Milan, which gravitates in a rather French orbit, was seduced by the charismatic figure of Napoleon and there were numerous artists who illustrated the events in a heroic key, including Andrea Appiani, Canova and many others, exhibited at Palazzo Reale. However, the exhibition starts from Ingres’s master, the painter Jacques-Louis David. In fact, in the first rooms, we are met with the moment in which, within a Europe suspended between Ancien Régime and French Revolution, a new language was being developed: Neoclassicism. Therefore, the weighty forms of the Baroque and the frivolities of the Rococo are abandoned, an expression of an aristocratic society eliminated by the French Revolution. In their place we find a style that looks towards classical art as a model of harmony, balance and formal clarity and which is the result of the need for rationality advocated by the Enlightenment. Meanwhile, the emergence of the Corsican General on the political scene was creating new forms of representation of power. David, official court painter since 1804, would be the largest spokesman of the images of this ascent, giving the emperor the perfect embodiment of a new model of humanity. The virile nudes of David and his students shown at this exhibition illustrate this aspect. In the following sections of the exhibit, we walk through the evolution of style and taste towards Pre-Romanticism, and we are met with a number of works, including some by Gros and Prud’hon. Ossian’s Dream, which Ingres had painted for Napoleon’s bedroom in the Quirinale palace, stands out among all. In this work we find a full expression of the characters of his style, neoclassical yet contaminated with suggestions of emerging Romanticism. This is not the serene Antiquity of canonical Neoclassicism, but rather a world of tension and shadow where mankind’s worries emerge. Ingres is neoclassical in his perfection of the body, clear in every detail, as well as in the balance of composition and symmetry. He is also Romantic for the sensual and restless component of his characters that contrasts with the apparent perfection of the image. From this point of view, we can understand the anatomical errors that contemporaries considered to be flaws in the drawing, however these are aspects that make his painting quite modern. The exhibition also takes a wide view on aspects outside the Napoleonic era, such as private patronage, a room dedicated to Giovanni Battista Sommariva, as well as paintings by women from that time period. In fact, the curators’ goal was that of reconstructing not only the extraordinary artistic and political phase that was the Napoleonic age, but also the feeling and movements of Milan at this crucial moment in history. Anna Maria Calabretta

Jean Auguste Dominique Ingres: un rivoluzionario neo-classico in mostra a Milano

Erede di Raffaello e allo stesso tempo precursore di Picasso, realista e allo stesso tempo manierista sempre in bilico tra bella forma e non-forma, il grande pittore neoclassico francese affascina tanto per le sue esasperazioni espressive quanto per il particolare talento nel rappresentare la realtà.

Jean Auguste Dominique Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone: l’evento si tiene a Palazzo Reale dal 12 marzo al 23 giugno grazie alla collaborazione tra Comune di Milano e Museo di Montauban e consiste in 150 opere che rivisitano l’epopea napoleonica negli anni a cavallo tra ’700 e ‘800. Del pittore francese viene messa in evidenza l’influenza che i maestri italiani hanno avuto su di lui, Raffaello in primo luogo, ma anche il ruolo da lui svolto nell’interpretazione della figura di Napoleone.

La mostra mira ad illustrare quel singolare momento storico che fu l’età napoleonica che stravolse assetti politici secolari e vide anche in campo artistico mutamenti significativi. In questo contesto va ad inserirsi l’impulso che l’imperatore diede alle arti, mirato sicuramente alla propaganda della sua immagine ma che comunque influì nel dialogo artistico dell’epoca. L’ottica da cui è guardata la vicenda napoleonica è Milano che gli inizi dell’800 è attraversata da uno straordinario fervore di rinnovamento che investe sia l’urbanistica che le arti figurative, grazie ad una rapida crescita economica.

La città, che gravita nell’orbita francese, è sedotta dalla figura carismatica di Napoleone e numerosi sono gli artisti che ne illustrano le vicende in chiave eroica. Fra costoro Andrea Appiani, Canova e molti altri di cui si espongono alcune opere. Il percorso espositivo tuttavia parte dal maestro di Ingres, il pittore Jacques-Louis David.

Nelle prime sale infatti viene illustrato il momento in cui in un Europa sospesa tra Ancien Régime e Rivoluzione Francese si sta elaborando un nuovo linguaggio: il Neoclassicismo. Vengono dunque abbandonate le forme sovraccariche del Barocco e le frivolezze del Rococò, espressione di una società aristocratica azzerata dalla Rivoluzione Francese. Al loro posto si impone uno stile che guarda all’arte classica come modello di armonia, equilibrio e chiarezza formale e che è frutto del bisogno di razionalità propugnato dall’Illuminismo.

Nel frattempo l’emergere del generale corso sulla scena politica stava creando nuove forme di rappresentazione del potere. David, pittore ufficiale di corte dal 1804, sarà il principale diffusore delle immagini di questa ascesa facendo dell’imperatore l’incarnazione perfetta di un nuovo modello di umanità. I nudi virili di David e degli allievi esposti nella mostra illustrano questo aspetto. Nelle sezioni successive si segue l’evoluzione del gusto verso il Preromanticismo e vengono esposte tra le altre opere di Gros e Prud’hon. Spicca tra tutti il Sogno di Ossian, che Ingres aveva dipinto per la camera da letto di Napoleone nel palazzo del Quirinale. In quest’opera troviamo pienamente espressi i caratteri del suo stile, neoclassico ma contaminato da suggestioni dell’emergente Romanticismo. La sua non è l’Antichità serena del Neoclassicismo canonico ma un mondo di tensioni e ombre dove affiorano le inquietudini dell’uomo. Ingres è neoclassico per la perfezione dei corpi, nitidi in ogni dettaglio, per l’equilibrio compositivo e la simmetria. Romantico per la componente sensuale e inquieta dei suoi personaggi che contrasta con l’apparente perfezione dell’immagine. In questa ottica si comprendono gli errori anatomici che i contemporanei consideravano pecche del disegno ma che rendono moderna la sua pittura.

Cuore della mostra sono le sezioni dedicate alla campagna napoleonica in Italia dove alcune sale sono interamente dedicate ad Ingres. Qui spicca la tela monumentale Napoleone I sul trono, che Ingres dipinse nel 1806 e con cui rivoluzionò l’iconografia del ritratto di stato. Il sovrano infatti non è rappresentato in piedi come era consuetudine ma seduto. La sua assoluta frontalità, il volto inespressivo posto al centro del cerchio formato dalla mantella e dalla spalliera, ne fanno una reliquia incensata dagli innumerevoli simboli di potere che lo circondano rendendolo una immagine senza tempo, una icona bizantina incarnazione del potere. La mostra allarga la visuale anche ad aspetti fuori dall’orbita napoleonica, come il mecenatismo privato, una sala infatti è dedicata a Giovanni Battista Sommariva o la pittura al femminile. Infatti la volontà dei curatori è stata quella di ricostruire non solo la straordinaria fase artistica e politica che fu l’età napoleonica, ma anche le atmosfere di Milano in un momento cruciale della sua storia.

Anna Maria Calabretta