Pasquino and the talking statues of Rome The “Congrega degli arguti”

 

Rome is one-of-a-kind in the panorama of European cities. In the city’s thousand-year history, many oddities have remained. One of the most curious concerns the “Congrega degli Arguti” [The Congregation of Wits], statues to which the Romans gave a “voice” by affixing to their base invectives against the powerful, in order to laugh at them, revealing their hypocrisies, their immoderate luxury, and their indifference towards the people. In short, they were denouncing the distortions of a religious and at the same time political power. Among these statues, that of Pasquino is the most famous – in fact these writings were called “pasquinate” – however there were 5 others: the Abbot Luigi, Madama Lucrezia, the Babuino, Marforio and il Facchino [the Porter].

The rediscovery
The statue of “Pasquino” is a torso with no limbs, a copy of an original from the Hellenistic period found in 1501 and located in the small square in front of Palazzo Orsini. Now called Palazzo Braschi, it was owned by Cardinal Carafa who was renovating it. These were prestigious works and the famous architect Bramante was the architect of the Popes. Moreover, the cardinal was not a young man, he had led the crusade called by Sixtus IV in 1472 from which he returned triumphant. When the statue was found, it appears that the cardinal himself placed it in the square, affixing his family stem.

The statue
The statue itself does not have a great artistic value. It is one of the many Roman copies of Greek originals. It is likely a reproduction of the group of Menelaus supporting the dying Patroclus, from an original of the III century B.C.E of Antigonus. Some say that it is actually Ajax who supports Achilles, others say it is Hercules fighting against the Centaurs. What is certain is that the group was part of the decorations of the Stadium of Domitian, which was located in that area.

The name
The origin of the name is rather obscure. According to Folengo, Pasquino was the name of the owner of a tavern in the area, while for others he was a blacksmith or a barber, perhaps a shoemaker. Rendina, author of “Unusual History of Rome”, reports he was a mediocre school teacher named Pasquino, mocked by the students of the prestigious Archiginnasio della Sapienza, located nearby. Moreover, Rendina states that there was even the Feast of Pasquino, April 25th. During this celebration, students and professors wrote their “pasquili”, witty compositions that were devoid of political purposes. The pope himself appointed a cardinal as a supervisor and a secretary who was in charge of examining and judging the compositions that were then posted. However, parallel to this state-run “pasquilism”, a production of irreverent texts and ferocious social criticism began to sprout up – so-called “pasquinate” – which were posted all year round and at night, in order to avoid the guards. These were not always spontaneous expressions of the people, rather they were sometimes commissioned by powerful characters of the curia belonging to factions who were against to the ruling class. Soon the phenomenon became rampant and entirely out of control.

The popes repeatedly tried to stop the movement. In despair, Pope Adrian VI even thought of throwing the statue into the river, but generally they watched the statue night and day, promising excommunications and death sentences for those who were caught posting these irreverent verses. None of this had any effect, and only the arrival of the Savoy put an end to this. In 1870, when the temporal power of the Pope Re collapsed, the polemical target was lost, and the offensive conflict between spirituality and political power soon waned. The phenomenon also contributed to the publication of satirical verses written by the poet Belli. However, the voice of Pasquino would be heard again in 1938 during Hitler’s visit to Rome.

 

Today the statue, restored in 2009, is surrounded by a fence with columns. Next to the statue, there is a bulletin board for those who want to affix their own verses, pale echoes of the ferocious diatribes of the past.

 

 

Pasquino e le statue parlanti di Roma

Le “pasquinate”, l’originale forma di critica ai governanti che i romani hanno affidato a delle sculture

La “Congrega degli arguti”
Roma è unica nel panorama delle città europee e nella sua storia millenaria tante stranezze si sono accumulate. Una delle più curiose riguarda la “Congrega degli Arguti”, statue a cui i romani hanno dato “voce” affiggendo alla loro base invettive contro i potenti, per ridere di loro, per svelarne le ipocrisie, il lusso smodato, il disinteresse nei confronti del popolo; in sintesi denunciare le storture di un potere religioso e nel contempo politico. Di queste statue quella di Pasquino è la più famosa infatti questi testi furono chiamati “pasquinate”, ma ve ne erano altre 5: l’Abate Luigi, Madama Lucrezia, il Babuino, Marforio ed il Facchino.

Il ritrovamento
La statua di “Pasquino” è un torso privo di arti, copia di un originale di età ellenistica rinvenuto nel 1501 nella piccola piazza davanti Palazzo Orsini, oggi Braschi, di proprietà del cardinale Carafa che lo stava ristrutturando. Si trattava di lavori prestigiosi e li dirigeva il famoso Bramante l’architetto dei Papi. Del resto il cardinale non era un uomo da poco, aveva guidato la crociata indetta da Sisto IV nel 1472 dalla quale era tornato trionfatore. Quando la statua fu rinvenuta pare che proprio il cardinale la collocò nella piazzetta, facendovi apporre il proprio stemma.

La statua
La statua in sé non ha una grande pregio artistico, è una delle tante copie di età romana di originali greci. Probabilmente riproduce il gruppo di Menelao che sostiene Patroclo morente, da un originale del III sec. a.C. di Antigono. Qualcuno sostiene che sia in realtà Aiace che sostiene Achille, altri Ercole che lotta contro i Centauri. Certo è che il gruppo faceva parte delle decorazioni dello Stadio di Domiziano, che si trovava proprio in quell’area.

Il nome
L’origine del nome è oscura, secondo Folengo Pasquino era il nome del proprietario di una osteria della zona, secondo altri era un fabbro o un barbiere, forse un calzolaio. Il Rendina, autore di “Storia insolita di Roma”, riferisce di un mediocre maestro di scuola di nome Pasquino sbeffeggiato dagli studenti del prestigioso Archiginnasio della Sapienza che si trovava nei dintorni. Sempre il Rendina ci informa che addirittura esisteva la Festa di Pasquino, il 25 aprile, durante la quale venivano composti, da studenti e professori, i “pasquili”, componimenti colti privi di finalità politiche. Lo stesso papa nominava un cardinale in qualità di supervisore ed un segretario che si occupava di esaminare e giudicare i componimenti che venivano poi affissi. Tuttavia ben presto parallelamente a questo “pasquilismo” di stato, si andò affermando una produzione di testi irriverenti e di feroce critica sociale, chiamate “pasquinate” che venivano affissi tutto l’anno e di notte, per evitare le guardie. Non sempre si trattava di espressioni spontanee del popolo, talvolta erano commissionati da potenti personaggi della curia appartenenti a fazioni avverse a quella regnante. Ben presto il fenomeno divenne dilagante e totalmente fuori controllo.


Più volte i papi cercarono di stroncare il fenomeno. Papa Adriano VI in preda alla disperazione meditò addirittura di gettare la statua nel fiume, ma in genere facevano vigilare la statua notte e giorno, promettendo scomuniche e condanne a morte per chi fosse stato sorpreso ad affiggere versi irriverenti. Nulla di tutto questo sortì effetto, dovettero arrivare i Savoia perché il fenomeno si esaurisse. Infatti quando nel 1870 il potere temporale del Papa Re crollò venne meno il bersaglio polemico cadendo il conflitto tra spiritualità e potere politico che tanto offendeva. Al fenomeno contribuì anche la pubblicazione a stampa di versi satirici colti ad opera del poeta Belli. La voce di Pasquino si farà sentire di nuovo nel 1938 in occasione della visita di Hitler a Roma.

Oggi la statua, restaurata nel 2009, è circondata da una recinzione con colonnette; accanto c’è una bacheca per chi voglia incollare i propri versi, pallido eco delle feroci invettive del passato.

Anna Maria Calabretta