Abisso dell’anima: un viaggio nel fondo oscuro dell’animo umano

La mostra “Goya. Follia e ragione all’alba della modernità”  in corso ai  Musei Civici di Pavia fino al 10 giugno 2018,  è l’occasione per conoscere un aspetto meno noto del grande artista spagnolo. Vengono infatti esposte 200 incisioni tratte dalle 4 serie grafiche realizzate da Francisco Goya lungo tutta la sua carriera artistica: i Capricci, i Disastri della guerra, le Follie e la Tauromachia. Ad esse il pittore spagnolo ha affidato alcune delle più cupe riflessioni sull’animo umano, dentro quel grumo profondo dell’uomo dove albergano follia, violenza e barbarie. Infatti Francisco Goya y Lucientes (1746-1828) pur se cronologicamente appartiene all’età dei lumi, all’epoca del levigato e razionale stile neoclassico, di fatto, precorrendo la sensibilità romantica, è attratto dagli abissi dell’animo umano, dal volto oscuro dell’uomo,  dalle sue storture e dalle sue aberrazioni.

La raccolta più antica è  costituita dalle 80 tavole dei “Capricci” pubblicate nel 1799, dove vengono messi in mostra incubi notturni, riti stregoneschi e superstizioni,  squarci che ci rivelano tratti inquietanti dell’arretrata società spagnola dell’epoca. A sorprendere è tuttavia la acuta e profonda analisi con cui viene sviscerato l’animo umano. Una indagine di matrice illuministica volta a rendere esplicite,  forme e comportamenti fino a quel momento rimasti oscuri; per citare Goya “mancanza di rischiaramento”. Tuttavia il suo illuminismo non è  ottimistico, non crede alla forza della ragione e alla sua vittoria sulle tenebre, poiché scorge nell’uomo una natura ottusa e violenta che impedisce qualunque speranza. A questa serie appartiene  la celebre incisione “Il sonno della ragione genera mostri”  che doveva fare da copertina.

Goya. madness and reason at the dawn of modernity

Ancora più cupa la serie delle 85 incisioni dei “Disastri della guerra” (1810-1820) mai pubblicati dall’artista forse a causa della loro durezza. Questa incisioni sono l’antenato dei reportage di guerra novecenteschi, in quanto documentano in maniera realistica, senza nessuno sconto, le indicibili efferatezze compiute in Spagna, tra il 1808 e 1814, durante la guerra di indipendenza spagnola; uno scontro cruento tra forze irregolari spagnole e l’esercito di napoleonico di occupazione,  prima avvisaglia del nuovo tipo di guerra che funesterà il secolo successivo e vedrà per la prima volta il massiccio coinvolgimento dei civili, vittime inermi degli uomini in armi.  Goya, con sguardo freddo quasi da scienziato, la rivela ai nostri occhi in tutta la sua barbarie, e brutalità. Una visione  lontana dai toni encomiastici-celebrativi della propaganda napoleonica, allora imperante. La guerra non eroismo ma come una successione di massacri, violenze e stupri che accomuna tutti, francesi e spagnoli. Vedi l’incisione “Lo mismo” oltre che la impressionante serie delle “mutilazioni”.

Per certi versi ancora più cupe sono le incisioni realizzate tra il 1815 e il 1823 “Le Follie”, oscure e di difficile comprensione. Sono gli anni della solitudine, la sua progressiva sordità, la serie impressionante di lutti famigliari, la disillusione per il tradimento degli ideali liberali, con la retrograda restaurazione borbonica, lo spingono all’isolamento. Fino a quando, nel 1819, inviso ai nuovi sovrani e guardato con sospetto dall’Inquisizione si ritira in campagna. E’ la fase della “pittura negra”, immagini cupe e allucinate riempiono le pareti della sua abitazione e parallelamente le sue incisioni mostrano questo “scollamento” dalla realtà. Le immagini di questa serie quasi visioni oniriche, ci mostrano ambientazioni enigmatiche, figure contorte e scene piene di violente allusioni. Qualcuno ha parlato di “scene di genere” legate al Carnevale, ma è probabile che si tratti di satira sociale e allegoria politica.

A parte è la serie della “Tauromachie”,  scene di corrida che nella interpretazione tradizionale sono sempre state considerate come una esaltazione dello spettacolo nazionale ma che adesso una critica più accorta ha mostrato come l’autore anche qui abbia messo l’accento sulla violenza sul sangue e sulla ferocia dello spettacolo.

In definitiva le incisione di Goya sono una lezione di coraggio, il coraggio di guardare con sguardo fermo e  lucido il lato torbido e brutale che esiste dentro noi, quando non esercitiamo il controllo della ragione. Alcune di queste incisioni soprattutto i Capricci furono pubblicati permettendone una diffusione capillare, impensabile nell’ambito della pittura tradizionale.

 

Anna Maria Calabretta