In mostra a Padova fino al 22 luglio, una selezione di lavori focalizzata sull’elaborazione dei materiali e la naturalezza fisica dei supporti utilizzati dall’artista catalano.

«Mostriciattoli» fatti di grosse pennellate di china, su tele di materiali industriali: legno compresso e ruvido, imballaggi, scarti di tavolati utilizzati per insonorizzare le stanze. E ancora: figure umanoidi ricavati con sacchi, tessuti: arte “povera” che sposa l’astrazione. Non è forse il Miró più facile quello esposto a Padova, palazzo Zabarella, fino al 22 luglio: non ci sono le grandi opere dal gusto fiammingo (nel senso di Bosch), ma quelle più criptiche e «asiatiche», che guardano al potere enigmatico degli ideogrammi.

Joan Miró

Nella città veneta l’omaggio al grande pittore catalano arriva passando dal Portogallo: le quasi novanta opere esposte infatti, sono tutte proprietà del governo di Lisbona, che le ha ordinate e messe in mostra, per la prima volta, lo scorso anno. Nella collezione spicca anche una scultura: un «Personaggio» (questo il titolo) dalla bizzarra forma tubolare. Una testimonianza importante: Miró, infatti, era convinto di passare alla storia più come scultore (in questo caso di bronzi secondo la tecnica della cera persa): «In questo modo realizzo autentici mostri – confidò l’artista in una circostanza – nella pittura faccio cose più convenzionale». Una convenzione per modo di dire: la mostra, dal titolo «Materialità e metamorfosi», se non porta al pubblico il Miró più noto, di sicuro porta quello più sperimentale.

 

Joan Miró

Ci sono i collages degli anni ’30, divertenti invenzioni che prendono spunto da ritagli di riviste e pubblicità d’epoca. Una tecnica che Miró aveva preso dai cubisti e dai primi surrealisti, subordinandola, però – al contrario degli inventori del genere – al segno della sua pittura. Si possono ammirare così, pubblicità trasformate in ironiche composizioni che rivelano anche un impegno politico. La mostra padovana presta molta attenzione, come si deduce dal nome, alla materia: non mancano quadri composti con sabbia e catrame, che compongono figure grezze. Fino all’azzardo: una tela bruciata, che significativamente accoglie lo spettatore appena varcata la soglia. E c’è anche una rassegna di figure antropomorfe sospese tra il buffo e l’inquietante, realizzate incollando materiali tessili, quindi appese a dei fili come delle marionette: Mirò li battezzò «Sobreteixims», sopratessuti.

Joan Miró

Joan Miró

Quello di Padova non è l’unico appuntamento con l’arte di Miró, già tra i protagonisti, in Italia, della fortunata mostra dedicata alle avanguardie che si è tenuta a Bologna. A Maiorca, fino al 2019, ci sarà una rassegna speciale che esplora l’opera del pittore surrealista partendo da tutto ciò che l’ha influenzato, dai graffiti preistorici alle stampe giapponesi. Il tutto alla fondazione Miró di Cala Major: uno dei posti migliore dove ammirare i lavori di questo artista: si tratta del posto dove visse dal 1956 fino alla sua morte, nel 1983. A Maiorca, Miró allestì inoltre un atelier, recentemente restaurato, e mise a punto un imponente parco in cui posizionò la maggior parte delle sue sculture ancora visibile. Sempre in un’isola del Mediterraneo, a Malta, per la precisione nella capitale La Valletta, si terrà dal 7 aprile al 30 giugno una mostra in cui a Miró verrà accostato un altro gigante iberico: Picasso. In tutto si tratta di 150 opere, provenenti dalla fondazione Mapfre e dall’Espacio Miró di Madrid.