Entriamo nei misteri di una delle opere più affascinanti dell’arte, La Tempesta (1503, ca.) del pittore veneto Giorgione nelle Gallerie dell’Accademia Venezia. Il tema è misterioso, un uomo ed una donna immersi nella natura. Chi sono? Quale è il messaggio?

Il tema
La tela è citata per la prima volta da Marcantonio Michiel, collezionista ed erudito veneziano che nella prima metà del ‘500 aveva compilato un catalogo delle opere d’arte di collezioni lombarde e venete. Il manoscritto verrà pubblicato poi nel 1800 con il titolo “Notizie d’opere di disegno”. Michiel vide il quadro nella collezione di Gabriele Vendramin e lo descrisse come “el paesetto in tela con la tempesta” con zingara e soldato. La descrizione è vaga e la figura maschile difficilmente può essere un soldato poiché ha la tipica calza a due colori che lo segnala come membro della “Compagnia della calza”, esclusivo circolo aristocratico veneto, famoso per organizzare sontuose feste.

Analisi dell’opera
Il paesaggio sullo sfondo catalizza lo sguardo. Tutti gli altri elementi, figure umane comprese, sono poste ai lati come le quinte di un palcoscenico che si apre e rivela una città dai caratteri rinascimentali sopra cui infuria una tempesta. Il temporale è lontano ma domina su tutto. Un fulmine squarcia le nuvole e il suo bagliore rischiara gli edifici; nuvole gonfie di pioggia riverberano i toni grigi del cielo sulle rovine poste in un piano intermedio e sulle due figure umane in primo piano.

La donna, quasi nuda, è posta a destra su un piccolo poggio e allatta un bimbo; ci guarda consapevole di essere osservata. A sinistra più in basso, isolato da un corso d’acqua, un uomo la osserva e quasi ci invita a guardare con lui. Il fiume divide le due sponde ma nello stesso tempo collega visivamente la città sul fondo con le rovine poste su un piano intermedio e le figure di primo piano. Un ponte sul fiume separa orizzontalmente in due il quadro. Indagini radiografiche hanno mostrato che l’artista ha avuto dei ripensamenti e che c’era una figura femminile in luogo dell’uomo.

L’enigma dei personaggi
Sostanzialmente i filoni interpretativi sono tre: mitologico, religioso e allegorico. Sul piano mitologico potrebbe trattarsi di Giove e Io o di Venere e Marte. Si è pensato anche ad una citazione dalle Baccanti di Euripide, l’uomo sarebbe allora Dioniso sotto le mura di Tebe. Sul versante religioso si è parlato del ritrovamento di Mosè, mentre Salvatore Settis ritiene si tratti di Adamo ed Eva dopo la cacciata dal Paradiso a cui allude la città sullo sfondo; il fulmine simboleggerebbe l’ira divina e le rovine sarebbero una allusione alla morte che incombe sull’umanità dopo il peccato originale. Di recente sono stati fatti dei confronti con una incisione del 1496 di Albrecht Dürer La penitenza di San Giovanni Crisostomo, dove una donna allatta al riparo di una roccia, in lontananza una città fortificata. Si tratta della principessa sedotta dal santo che poi pentitosi, per espiare vive come una bestia selvaggia; questo spiega il paesaggio agreste. Sappiamo che l’immagine circolava a Venezia, dove vi era una speciale devozione per il santo. La donna è simile a quella di Giorgione, a cui inoltre era stata commissionata una pala per l’altare maggiore della chiesa dedicata al santo, che non fu realizzata per la sopraggiunta morte del pittore.

Interessanti anche le interpretazioni allegoriche, come quella relativa alla fondazione di Padova, inglobata nel 1405 da Venezia nei suoi dominii. Sulla torre di destra infatti c’è lo stemma dei Carrara antichi signori della città. L’uomo quindi sarebbe Antenore, l’eroe troiano fondatore di Padova. C’è anche chi riprendendo la descrizione del Michiel ha pensato possa trattarsi delle figure dei Tarocchi l’uomo, il soldato, simboleggerebbe la Forza e la donna la Carità. I due principi che tengono in equilibrio il mondo.

Annamaria Calabretta