La materia, la luce e la visione

È in corso in questi giorni in Belgio, al Gent Museum of Fine Arts (MSK), una mostra sullo scultore Medardo Rosso (1858-1928) dal titolo “Spingendo i confini della materialità”. Operazione culturale pregevole che vede riunite insieme un corpus imponente di opere,  provenienti da collezioni di tutta Europa e soprattutto dal “Museo Medardo Rosso” di Barzio, oltre a foto scattate dallo stesso autore eche costituiscono parte integrante del suo lavoro.

Il titolo della mostra focalizza l’attenzione su una caratteristica peculiare del suo stile, la smaterializzazione delle forme, “corrose” dalla luce. Le sue figure infatti non hanno superfici lisce e compatte ma “vibranti”, prive cioè di contorni precisi e netti. La sua ricerca formale è tesa infatti ad annullare i confini tra spazio e figura. Il modellato pertanto diventa estremamente morbido, scavato dalla luce, quasi che la luce, diventata essa stessa solida, scalfisca le superfici. La materia dunque è modellata dalla luce, come se cercasse di inglobarla e fondersi con l’atmosfera che la circonda. Una sperimentazione che punta, come dice lo stesso autore, a far dimenticare la materia. Le sue superfici “vibranti” producono infatti effetti simili a quelli della pittura “a macchia” che si andava sperimentando in quegli anni dai Macchiaioli prima e dagli Impressionisti poi ed anticipano le sperimentazioni scultoree futuriste.

L’uomo che legge, 1895


Etha Fles nel suo studio di Roma, 1911


The conversation, 1903

The title of the exhibition focuses on a peculiar and unique characteristic of his style, the dematerialization of forms, “corroded” by light. His figures, in fact, do not have smooth and compact surfaces but rather a “vibrating” feel. More specifically, they lack clear and precise contours. His formal research is aimed at nullifying the boundaries between space and figure. The modelling therefore becomes extremely soft, dug in by light. It is as if the light, which has become solid itself, scratches the surfaces. In this way, matter is shaped by light, as if it were trying to incorporate it and blend with the atmosphere that surrounds it.

Sick child,1889-95

Madame Noblet, 1926

Concierge, 1915

Interessanti sono anche le interazioni con la fotografia. Le sue sculture dal modellato evanescente, infatti sembrano spesso evocare fotografie sfocate, danneggiate dalla troppa luce. Lo stesso artista eseguiva scatti fotografici delle sue opere facendo di queste un corollario non secondario delle sua arte. Le foto infatti avevano la funzione di suggerire possibili chiavi di lettura e proponevano il punto di vista da lui ritenuto più idoneo. L’artista aveva compreso che la scultura e la sua visione sono strettamente legate, che l’una non può esistere senza l’altra. Ecco dunque la fotografia che integra il suo lavoro di scultore: realizza la statua e scatta la foto, la Scultura e la Visione appunto. Ed è questa interazione con la visione che spiega anche le angolazioni audaci o la fusione della figura con il basamento.

Bambino ebreo, 1892

Effect in a omnibus,1892

Enfant au sein, 1890-95

Child in the sun, 1891-92

Young rascal, 1895-1901

Non è un caso che i materiali a cui ricorre siano estremamente duttili. Utilizza certo il bronzo, ma molto anche la cera e il gesso più congeniali al suo stile.

La modernità di Rosso riguarda non solo lo stile ma anche i soggetti. Le sue sculture mettono in scena gente comune o emarginati, i nuovi temi della contemporaneità; non gli dei, i grandi uomini illustri o le scene del mito, ma la nuova umanità che stava emergendo, ritratti spesso in attività antieroiche. Colpisce inoltre una attenzione naturalistica di tipo veristico nell’analisi dei soggetti a cui si unisce però una fine introspezione della psicologia dei personaggi.

Uomo malato in ospedale, 1889

Senza titolo (Paesaggio), 1916-18

In conclusione ci troviamo davanti ad un artista importante che rivoluzionò, per temi scelti, stile ed uso dei materiali, il linguaggio tradizionale. L’inizio della sua attività coincide con un momento di crisi delle arti figurative. Era in corso infatti dalla metà dell’800 un acceso dibattitto in merito al rinnovamento dei soggetti e del linguaggio formale.
L’mportanza del lavoro di medardo Rosso, in fondo, risiede tutta in questa domanda: le opere posso esistere di per sé o non possono esistere senza una osservatore che le guarda? Medardo lo aveva capito e voleva che anche noi ne fossimo consapevoli.

 

Anna Maria Calabretta