Il 2019 è l’anno del 450esimo anniversario dalla morte del grande pittore fiammingo, il “cartografo” dell’inquietudine apocalittica. Una serie di eventi ne celebra il genio

Un’umanità brulicante, che si muove in un affollatissimo, eterno, medioevo. E  poco importa se siamo già in pieno rinascimento. Il mondo di Peter Bruegel il Vecchio, capostipite di una famiglia di artisti (ne seguiranno le orme i due figli e un nipote) è quello delle masse di contadini che sembrano ancora servi della gleba, dei primi borghesi impegnati nei loro affari quotidiani, di donne e uomini che vivono nella paura di un apocalisse imminente, di un tempo che segue il ritmo delle stagioni. Il 2019 sarà, per molti musei, “l’anno di Bruegel”, in occasione del 450esimo anniversario dalla morte. Le iniziative saranno tantissime e, in certi casi, sono già iniziate.

Il Museo reale delle Belle arti, la cattedrale della cultura delle Fiandre, ha già avviato le danze, puntando tutto sulla tecnologia. A prima vista parrebbe un matrimonio impossibile: un pittore “rustico”, per quanto raffinato e la realtà aumentata. Ma cosa c’è di meglio di un’apparecchiatura che permetta di zoomare ad altissima definizione, per apprezzare i dettegli dell’affollatissimo mondo di Bruegel? Per questo motivo, il museo belga si è dotato di una serie di tablet e di schermi interattivi a disposizione dei visitatori, così come – grazie alla collaborazione con Google Cultural, la divisione che il colosso di Mountain View ha lanciato per le sue attività di mecenatismo – di visori 3d che animano le opere, portando i personaggi del maestro fiammingo alla vita.

Un concetto innovativo, assicurano gli ideatori, che porta la museologia al passo con l’era digitale. Insomma, una piccola rivoluzione nel modo di fruire l’arte.  Il museo di Bruxelles ha selezionato dodici capolavori di Bruegel, fatti arrivare da tutto il mondo: si tratta di opere che è impossibile, altrimenti, vedere tutte insieme. Tra queste, la Caduta degli angeli ribelli: un’opera che ha la dimensione escatologica di Bosch, in cui vengono rappresentati, allo stesso tempo, l’inizio e la fine dei tempi, con la punzione eterna di Lucifero e la lotta tra l’Arcangelo Michele e il drago.

Un dipinto che dimostra, anche, la curiosità che gli europei manifestavano, all’inizio del Sedicesimo secolo, per il Nuovo Mondo e le sue creature, quando dalle Americhe trapelavano le prime descrizione della flora e della fauna, sempre molto fantasiose. Non può mancare la Torre di Babele, opera che domina l’immaginario collettivo quando si parla di questo episodio biblico. Bruegel rappresenta un colossale edificio (ispirato agli anfiteatri romani) in costruzione, che si staglia già sopra le nuvole. Un work in progress su cui sono al lavoro, come tante piccole formiche, un numero infinito di persone.

C’è quindi il villaggio creato attorno ai detti popolari fiamminghi: nei “Proverbi”, ogni personaggio è immerso in un’attività che, come un rebus, racconta un modo di dire: in tutto le frasi da scoprire sono oltre 120, tante che rischiano di sfuggire anche allo spettatore più attento.  Non poteva mancare, infine, uno dei grandi tesori del museo reale: il Paesaggio invernale con pattinatori e trappola per uccelli, una cartolina dal passato che restituisce una scena di vita con un gusto realista in grado di anticipare i tempi.