Il Museo del Prado celebra i 200 anni dalla fondazione con una miriade di iniziative. Era infatti il 19 novembre del 1819 quando la collezione privata dei sovrani di Spagna venne aperta al pubblico.

L’istituzione nacque come Museo Real de Pinturas ed era stato fortemente voluto dalla moglie del re Ferdinando VII Maria Isabella di Braganza, per diffondere la conoscenza dell’arte spagnola. Il nucleo originale era costituito dalle collezioni di Carlo V che i suoi successori avevano poi ampliato.



Le opere erano sistemate nel Gabinete de Historia Natural, tre sale in tutto, la cui costruzione era stata voluta da Carlo III nel 1786 e che in occasione del bicentenario sono state riallestite così come erano all’epoca. Nel primo catalogo comparivano solo 300 pitture ma in realtà le opere custodite erano molte più, provenienti da tutte le dimore reali. Piccola curiosità, in questa prima pubblicazione non vi erano fotografie, questa fu inventata nel 1839, ma litogafie, molte delle quali furono realizzate dall’italiano Gaspare Sensini.


Il primo direttore del museo fu il marchese di Santa Cruz che aveva sposato la figlia del duca di Osuna, Joaquina una delle donne più ammirate del suo tempo. Goya nel 1805 ne fece uno splendido ritratto nelle vesti di Euterpe, musa della musica e della poesia lirica. Paragone non casuale poiché la donna era mecenate di artisti e poeti. Non era la prima volta tuttavia che Goya la dipingeva, intorno al 1788 aveva dipinto I duchi di Osuna con i figli. A quell’epoca la futura marchesa è ancora una bimba nascosta dalle gonne della madre, ma nella mano destra stretta a pugno e nello sguardo diretto troviamo i primi segnali di quel fascino che la renderà famosa. Davanti a lei seduto su un cuscino un bimbo gioca con una carrozza in miniatura, è uno dei suoi fratelli Pedro de Alcàntara principe di Anglona, che diventerà il secondo direttore del museo. Infatti nel 1820 dopo il trionfo della rivoluzione costituzionalista, Ferdinando VII fu costretto ad allontanare Santa Cruz che fu sostituito da Pedro.


Nel corso dell’800 alla collezione reale si aggiunsero opere provenienti da lasciti privati ed acquisizioni pubbliche che richiesero l’allargamento della struttura fino a farle raggiungere le attuali dimensioni. Nel frattempo, nel 1869, la collezione viene nazionalizzata.


Oggi il museo conta circa 9000 pezzi, pitture principalmente, per una superfice espositiva di 22.000 mq e riunisce la più importante collezione di pittura spagnola. Nel 1995 con una apposita legge dello stato fu stabilito che l’istituzione avrebbe ospitato solo opere di autori nati prima del 1881 (anno di nascita di Picasso) le altre sarebbero andate al Reina Sofia.

Nutrita la collezione di pittura di scuola italiana, molto amata dagli Asburgo di Spagna, come significativa è anche la raccolta di pittura fiamminga poiché le Fiandre per lungo periodo fecero parte dei domini spagnoli.

Fra i vari eventi vi segnaliamo la mostra “Una pittura per una nazione. La fucilazione di Torrijos” che espone il quadro insieme ad appunti e disegni. L’opera che è di Antonio Gisbert Pérez, direttore del museo dal 1868 al 1873, ha una forte valenza simbolica. Fu realizzata nel 1888 su esplicita richiesta del museo, da poco nazionalizzato e fu la prima grande commissione pubblica. La scelta non era casuale, il generale Torrijos era divenuto simbolo di libertà per aver contrastato il rispristino del governo assolutistico di Ferdinando VII, motivo per cui era stato condannato a morte insieme ai suoi compagni nel 1831 a Malaga.

Vi interesserà sapere che in occasione del bicentenario è stata lanciata una emoji su Twitter ispirata ad un quadro del 1580 di El Greco Il nobile con la mano sul petto. Si tratta di una mano che spunta da un polsino di pizzo con il pollice alzato (#Prado200).

Se siete interessati di fotografia non perdete l’iniziativa “12 fotografi al museo del Prado”, 24 foto realizzate da artisti spagnoli che illustrano la loro idea del museo.


Un ultima curiosità sapete perché il museo si chiama così? Il nome gli viene dal viale su cui si affaccia, Paseo del Prado così chiamato perché tracciato in una zona a verde sul confine orientale dell’abitato urbano, il Prado de los Jeronimos dove sorgeva un importante convento.

Anna Maria Calabretta

Per maggiori informazioni consultate il sito ufficiale del bicentenario

 

 

 

 

 

 

 

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