A 120 anni dalla nascita, la monografica che celebra la più raffinata interprete del modernismo femminista.

Si tiene a Madrid fino al 24 febbraio la mostra “Tamara de Lempicka. Regina dell’Art Déco”.

La mostra, già presentata a Parigi e in Italia, è divisa in 10 sezioni e comprende oltre ai dipinti anche quadri, foto, arredi, abiti e oggetti appartenuti o legati alla pittrice. Una rassegna, che oltre al all’artista, mette in scena la mondanità di un’epoca epoca, di cui lei stessa è stata magnifica interprete.

Dopo la prima sezione della mostra, segue quella dedicata alla sua casa-atelier in rue Méchain, set della sua vita mondana. Una casa modernissima tutta vetro e acciaio, spesso pubblicata sulle riviste dell’epoca. Nella terza sezione vengono investigati i rapporti con la moda, sua grande passione. Vi sono le illustrazioni che realizzava per riviste dl settore, foto di lei in veste di modella, abiti, scarpe. Vengono anche messi a confronto i modelli dei suoi stilisti preferiti come Vionnet o Patou con gli abiti delle donne dei suoi quadri.

Ma è con la sezione 4 che entriamo nell’anima di questa artista dove sono i ritratti delle sue amanti: le Amazzoni,  come all’epoca erano indicate le donne con relazioni saffiche. Opere intriganti che mostrano una evoluzione stilistica verso costruzioni dell’immagine di tipo fotografico. Il tema delle sue relazioni affettive ritorna nella sezione Visioni amorose che chiude la mostra, poiché in fondo come scrive Mori oggetto della sua pittura sono soprattutto gli uomini e le donne amate.

La sezione 8 Il manuale di storia dell’arte analizza le molteplici influenze  nei suoi quadri dell’arte del passato. Negli USA infatti, dove è andata a vivere nel 1939, per la stampa è la “Madame la Baroness, Modern medievalist”. A questa fase americana è dedicata la sezione 9 Tamara de Lempicka, baronesa Kuffner. In America Tamara frequenta il mondo dorato di Hollywood e si atteggia a diva del cinema. Continua a dipingere cercando di rinnovarsi ma il suo nuovo stile non incontra più  i gusti del pubblico. Anche i tempi sono diversi, la guerra ha spazzato via i ruggenti anni ’20 e i suoi quadri, con quelle figure dai contorni sfumati e colori tenui, sembrano fuori posto. Finita la guerra ritorna spesso a Parigi, partecipa ad eventi,  il successo però l’ha abbandonata e nel 1961 smette di esporre. Gli anni successivi sono un malinconico declino, si fa scattare foto in pose improbabili, diventa una nomade di lusso. Nel 1972 tuttavia una mostra a Parigi la rilancia ma consacrandola come icona Déco taglia fuori tutta la produzione successiva e ne fa una “artista del passato”.

Non perdete la sezione dedicata a Alfonzo XIII. Alla morte dell’ex re di Spagna, Tamara disse che il sovrano in persona le aveva commissionato un ritratto ma poiché non ve ne era traccia si pensava fosse una delle sue vanterie. Invece il quadro esiste e individuato dalla Mori è esposto in questa mostra.

Tuttavia  probabilmente la parte più autentica di lei è nella sezione Madre e figlia. In quei ritratti di Kizette, la figlia che nella vita reale amò poco e trascurò molto  ma che dipinse innumerevoli volte con una attenzione ed intuizione psicologica sorprendente. Una delle tante contraddizioni di quest’artista che  sembra esprimersi  veramente solo attraverso il filtro della pittura.

Annamaria Calabretta