Accantoniamo la razionalità, non cerchiamo la verosimiglianza delle forme e lasciamoci travolgere dalla meraviglia del mondo incantato che il pittore svizzero seppe ricreare in una delle sue opere migliori

Oggi facciamoci rapire dalla magia di un giardino e guardiamo Il giardino magico dipinto da Klee nel 1926. Paul Klee nacque in Svizzera nel 1879, era poeta, violinista e quando dipingeva cercava di rievocare l’incanto della creazione perché diceva che “l’arte non deve riprodurre il visibile”. Secondo Klee infatti l’arte è “immagine allegorica della creazione”, compito dell’artista non è rappresentare la realtà come si presenta ai nostri occhi ma rendere visibile la forza generatrice che sta sotto

L’artista si forma a Monaco dove nel 1911 aderisce al movimento espressionista del Cavaliere azzurro. Il leader era Kandinskij che voleva portare nell’arte una dimensione spirituale. Nel 1914 va in Tunisia ed è una rivelazione. Lui uomo del nord è abbagliato dalla luce africana e scopre il colore. Scrive infatti “… io ed il colore siamo divenuti una cosa sola. Io sono pittore”.

Dal 1921 insegna al Bauhaus per quasi 10 anni, poi a Düsseldorf ma il vento della storia ha scompigliato le carte in Germania, Hitler sale al potere e Klee nel 1933 viene allontanato dall’insegnamento senza apparente ragione. Nel 1937 alcune sue opere sono inserite nella mostra sull’Arte degenerata, organizzata dai nazisti, mentre i quadri di proprietà pubblica vengono tolti dai musei. È un dolore. Ritorna in Svizzera amareggiato e senza il suo amato insegnamento, muore per sclerodermia nel 1940.

In 1937 some of his works are included in the exhibition on degenerate art, organized by the Nazis, while the publicly owned paintings are removed from the museums. This was a painful moment. He returned to Switzerland with a bitter taste in his mouth, and without his beloved teaching, he died of scleroderma in 1940.

Tutto questo però è ancora lontano quando dipinge Il giardino magico, sono gli anni felici del Bauhaus. Klee ama insegnare e il Bauhaus è una comunità più che una scuola, inoltre vi aveva ritrovato il suo amico Kandinskij. Negli appunti di questo periodo compaiono molti riferimenti alla natura di cui fa una lettura interiore, alla ricerca del rapporto magico che lega le cose, sia la natura che le strutture create dall’uomo. Il quadro presenta una tecnica innovativa, a lui piace sperimentare, infatti il supporto è costituito da una rete metallica riempita di gesso.

Il dipinto presenta un fondo privo di dimensione, un colore denso e corposo lo fa rassomigliare al magma primordiale da cui, come in un sogno, affiorano in ordine sparso edifici instabili e senza profondità, finestre isolate, navi che galleggiano nel vuoto, elementi circolari decorati con merletti, tendaggi, la luna ed un sole ridente rappresentato come fosse opera di un bambino. Al centro affiora dal nulla una figura femminile il cui volto a cuore poggia su una sorta di coppa e in un incastro di forme disparate si conclude in una struttura verticale piantata su un cerchio. Sono immagini dalle forme semplificate, sproporzionate ma espressive, come è la realtà vista da un bambino.

Il tendaggio in alto sulla destra ricorda la tenda del mosaico di Teodora a S. Vitale, eco del viaggio che quell’anno aveva compiuto a Ravenna. Ma vi è anche un tributo all’amico Kandinskij nel cerchio blu, che allude al quadro Alcuni cerchi che il pittore russo dipinse proprio quell’anno. Il cerchio ricorre spesso nell’arte di Kandinskij  che lo considerava elemento cosmico simbolo della conciliazione degli opposti: lo stabile e l’instabile.

Il quadro di Klee venne acquistato dalla collezionista americana Peggy Guggenheim ma scoppia la guerra e Peggy, che vive a Parigi, si rivolge al Louvre per mettere in salvo la sua collezione ma – come racconta nella sua autobiografia – si sente rispondere che “ …erano troppo moderni e non valeva la pena metterli in salvo”; tra questi erano parecchi Klee. La collezione comunque si salva e quando nel 1940 a New-York apre la galleria Art of this Century, i quadri di Klee, tra cui Il giardino magico, sono esposti in una installazione interattiva, costituita da una ruota girevole azionata dai visitatori al passaggio davanti a una cellula fotoelettrica; la stampa battezza questa zona della galleria Coney Island. Oggi il quadro si trova al Guggenheim di Venezia.

Annamaria Calabretta